Gennaio anomalo in tutta Italia

Uno studio dei centri meteo regionali del Centro Nord riporta le anomalie climatiche registrare nel mese di gennaio 2014, anomalie che hanno interessato quasi tutte le regioni del Nord Italia. 
 
L'analisi climatologica è stata realizzata in seno al progetto ARCIS, (Archivio Climatologico per l’Italia Settentrionale) portato avanti dalle Agenzie Regionali e Provinciali per la Protezione dell’Ambiente del Nord Italia (ARPA e APPA) e dai Centri Funzionali di riferimento con l'obiettivo di costruire un data-base di dati climatologici giornalieri per il Nord Italia. Il LaMMA, consorzio tra CNR e Regione Toscana,  è recentemente entrato a far parte della compagine di enti che collaborano al progetto, insieme al Centro Funzionale della Regione Toscana, che metterà a disposizione i dati giornalieri della rete di misura regionale. 
Riportiamo l'articolo uscito su "Il Sussidiario"  nei giorni scorsi sulle anomalie climatiche di gennaio, frutto della collaborazione dei diversi centri meteo, tra cui il LaMMA.
  

Le anomalie climatiche di gennaio 2014 in Italia

In Italia, il clima del mese di gennaio 2014 è stato decisamente anomalo, con precipitazioni totali localmente eccezionali e temperature miti, che hanno assunto valori ben al di sopra della norma climatica in molte aree della Penisola.
Queste anomalie climatiche sono state favorite dal persistere di una circolazione di larga scala caratterizzata da flussi atlantici particolarmente intensi con asse più a sud della norma, associati ad una alta frequenza di perturbazioni extra-tropicali che hanno interessato sia le regioni Italiane che buona parte dell’Europa. Di conseguenza, sulle nostre regioni, più spesso del solito i venti hanno assunto una direzione da sud-ovest o da sud-est, scaricando ingenti quantitativi di pioggia principalmente sul versante tirrenico dell’Appennino Settentrionale e sulle Alpi e Prealpi Orientali. L’Italia, come gran parte dell’Europa centro settentrionale, incluse le Isole Britanniche, si è trovata così ad affrontare frequenti emergenze idrologiche, con diffusi allagamenti ed esondazioni. 
 

Precipitazioni

Uno sguardo d’insieme su tutto il nostro territorio nazionale si può ottenere dalle elaborazioni fatte dal Dipartimento di Protezione Civile Nazionale in base ai dati di monitoraggio meteo-climatico ricevuti dai Centri Funzionali e dai Servizi Meteorologici Regionali presentata in Figura. I totali di pioggia per il mese di Gennaio sono stati particolarmente intensi in Liguria, nel nord della Toscana, sul crinale appenninico Tosco-Emiliano, in Friuli-Venezia Giulia, nel Trentino-Alto Adige e localmente in Veneto. Nelle altre regioni, le piogge sono state sicuramente abbondanti, ma non eccezionali, e il numero di giorni piovosi decisamente superiore alla media di gennaio, un mese che nell’Italia centro-settentrionale è tipicamente caratterizzato da precipitazioni abbastanza scarse.
I Servizi Meteorologici Regionali comunicano che nella parte settentrionale della Toscana gennaio 2014 è stato il più piovoso dal 1920, con cumulate mensili che localmente hanno raggiunto valori massimi di 1153mm nelle Alpi Apuane e 1009mm nei pressi del Passo dell’Abetone. Nei capoluoghi toscani le piogge hanno raggiunto valori mensili pari al triplo del clima del periodo 1971-2000, pur senza toccare valori record. In Liguria, le precipitazioni sono state copiose e nei capoluoghi le cumulate mensili sono state da tre a cinque volte i valori climatologici calcolati sul periodo 1961-2010, con valori massimi a La Spezia dove sono caduti in totale 500.4 mm di pioggia. Anche in Emilia-Romagna, sul crinale Tosco-Emiliano, sono state osservate localmente cumulate mensili superiori a 700mm, che rappresentano in tutti i casi valori massimi mai registrati dal 1920. In alcuni casi, questi record sono stati accompagnati da valori del tutto eccezionali di piogge cumulate sull’ultimo trimestre, con conseguenti impatti sulla stabilità geologica dei crinali e attivazione di molte frane storiche.
Passando all’arco alpino, le regioni più colpite sono state quelle del Nord-Est. In Friuli-Venezia Giulia la precipitazione cumulata mensile ha raggiunto un massimo di 1071 mm osservato sulle Alpi Giulie, 8 volte superiore alle cumulate climatologiche del mese. In pianura, invece, le precipitazioni sono state circa quattro volte il dato climatico di gennaio. In Veneto, i totali mensili di precipitazione sono stati pari a cinque o sette volte il valore climatico del mese. A Bolzano, sono stati registrati 159mm di pioggia, pari a otto volte il valore mensile climatologico. A Trento i 188.2mm osservati rappresentano il record per il mese di gennaio dal 1921. 
Nel nord-ovest, le precipitazioni sono state molto abbondanti. In Piemonte localmente le cumulate mensili si sono attestate al sesto posto nella classifica dei gennai più piovosi, e in Val d’Aosta si sono mantenute molto abbondanti, soprattutto nei settori orientali della regione, ma non eccezionali. Ciò nonostante qui il numero di giorni piovosi è stato superiore alla media e in alcuni casi tra i più alti mai registrati a gennaio nelle serie storiche disponibili dal 1920.
 

Temperature 

Questi valori di precipitazione particolarmente elevati, sono stati accompagnati da temperature generalmente miti, con anomalie termiche diffuse ma non eccezionali, che persistono sul territorio Italiano da ormai sei mesi e nelle regioni meridionali hanno raggiunto intensità significative. Nelle regioni centro settentrionali le anomalie medie mensili di temperatura si sono attestate tra i 2° e i 4°C, maggiori per le temperature minime (con anomalie fino a 5°C) che per le massime, a seguito di valori particolarmente bassi di insolazione e della frequente copertura nuvolosa. In particolare, in molte stazioni meteorologiche alpine si è osservato un numero esiguo di giorni con temperature sotto allo zero termico. Questo ha avuto gravi conseguenze sulla stabilità del manto nevoso, continuamente rinnovato da frequenti nevicate, portando al verificarsi di un altissimo numero di valanghe e slavine. In Friuli-Venezia Giulia il manto è passato dai valori ampiamente inferiori alla media stagionale di dicembre a valori vicini ai record storici. In particolare, ai piedi del Monte Canin, nelle Alpi Giulie, nel mese sono caduti in totale 4 metri di neve fresca, dato mai registrato dal 1972. Infine, varie località dell’arco alpino, tra cui Arabba in Veneto, sono rimaste isolate per giorni, mentre altrove all’inizio di Febbraio, lo spessore e il peso del manto nevoso sui tetti ha dato problemi di sovraccarico, causandone il cedimento (il caso di alcuni capannoni a Cortina, in Veneto, a inizio Febbraio). 
 

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Ultimo aggiornamento: 28/02/2014