La NINA e l’inverno che verrà 
Meteorologia

Le previsioni a lungo termine sono certamente una delle sfide più complesse della meteorologia. Come abbiamo ricordato più volte, utilizzano dati e metodi di analisi diversi dalle previsioni meteo che siamo soliti consultare, e hanno ovviamente anche una diversa affidabilità. LaMMA, come altri centri meteo internazionali, si appoggia per questa attività allo studio di indici di teleconnessione a scala globali che permettono di individuare un quadro sulle tendenze possibili per i mesi a seguire. Di seguito un’analisi sull’andamento possibile per il prossimo inverno 2020-2021. 

 

Uno sguardo al prossimo inverno 

Quest’anno, il trimestre invernale sarà condizionato principalmente dall’andamento del vortice polare troposferico e dal la NINA (con cui si indica la fase negativa del fenomeno “El Niño-Southern Oscillation” – oscillazione Meridionale). Come noto tra fine agosto e novembre l’estensione della banchisa artica ha registrano nuovi record negativi con ampi spazi di oceano liberi dal ghiaccio. Particolarmente evidente il fenomeno nel mese di ottobre, quando l’anomalia ha superato i 3 milioni di chilometri quadrati

 

estensione della banchisa artica in ottobre - Fonte: Climate Change Institute
 

 

 

Ciò ha causato (e sta ancora causando) un anomalo rilascio di calore nell’atmosfera polare, dovuto in gran parte al processo di raffreddamento e ricongelamento delle acque.  Probabilmente il flusso di calore che ne scaturisce potrebbe alterare il vortice polare troposferico, determinando nel mese di dicembre una certa dinamicità atmosferica con brevi fasi anticicloniche alternate a rapidi passaggi instabili, anche di matrice polare o artica. 

Pertanto per il mese di dicembre ci aspettiamo temperature nella norma e un numero di giorni piovosi in linea con le medie, sebbene sulle precipitazioni permanga una maggior incertezza. Per quanto riguarda il bimestre gennaio-febbraio dovrebbe venire meno il disaccoppiamento troposfera-stratosfera grazie alla ricostituzione della copertura di ghiaccio sull’Oceano Artico con la conseguente riduzione del flusso di calore in atmosfera. Questa fase dell’inverno vedrà in una forte fase ENSO negativa (NINA) il principale elemento condizionante (vedi immagine).

 

NINA Inverno 2020

Anomalia di SST (Sea Surface Temperature - Temperatura superficiale del mare) -  Fonte: NOAA

 

 

La posizione centrale delle anomalie negative (area cerchiata nella figura) di temperatura superficiale sull’Oceano Pacifico equatoriale suggerisce un impatto soprattutto nel mese di febbraio, tuttavia è lecito attendersi effetti anche su gennaio.

Gli effetti attesi sul mese di gennaio riguardano essenzialmente la corrente a getto che potrebbe subire una deviazione significativa: a gennaio correnti zonali (ovest-est) con prevalenza di alte pressioni sull’Europa centro-meridionale e bassa probabilità di piogge e di significative irruzioni d’aria fredda. Un mese pertanto caratterizzato da temperature superiori alla norma (soprattutto in montagna) e da un numero di giorni piovosi inferiori alla climatologia di riferimento.

A febbraio, invece, l’aumento della pressione attesa sull’Atlantico, per effetto della NINA, dovrebbe deviare il getto quanto basta da garantire una maggior dinamicità atmosferica sul continente Europeo. In quest’ottica ci attendiamo la tendenza a blocchi, seppur non particolarmente intensi, tra Atlantico orientale, Penisola Iberica e Isole Britanniche, con possibilità di ingressi d’aria fredda e a tratti instabile dai quadranti settentrionali alternati a temporanee rimonte anticicloniche. Un mese di febbraio, quindi, con temperature nella norma ma con precipitazioni piuttosto scarse.  


NOTA: per quanto riguarda l’occorrenza di eventuali episodi di Stratwarming o Stratcooling nel bimestre gennaio-febbraio ad oggi non è possibile fare alcun tipo inferenza, ma occorre tenere presente che un episodio di anomalia stratosferica principale è in grado di modificare in maniera rilevante le previsioni per il periodo invernale.